Per una ‘decrescita felice’

Molte perplessità sono state sollevate a proposito della costruenda funivia di collegamento Bressanone – S.Andrea: a proposito dell’impatto ambientale e paesaggistico, del notevole incremento di traffico che comporterebbe una grossa funivia a 3 S con partenza dalla stazione ferroviaria o da un qualsiasi altro luogo centrale con sorvolo sulla città o su parte di essa; a causa dei disagi che sono costretti a subire quelli che abitano lungo il tragitto previsto, in primis quello del rumore, a causa dei costi enormi sostenuti in buona parte dal denaro pubblico…

Io vorrei aggiungere alla discussione alcune osservazioni che mi stanno a cuore, anche se forse ripeterò cose già dette da altri.

  1. E`vero che al tipo di collegamento funiviario approvato dal Comune sono contrari solo i ‘sorvolati’? Moltissime persone con cui parlo, mi confidano che per loro questo affare della megafunivia che sorvola la città è come un pugno nello stomaco. E non si tratta solo dei ‘sorvolati’ del Viale Mozart, della zona Prà delle Suore e di Milland, ma di persone che abitano nei punti più diversi della cittá, di gente a cui sta a cuore il futuro assetto di Bressanone, nonché della vicina Plose, amato luogo di ristoro per tutti noi. Dunque i cittadini contrari al tipo di collegamento funiviario proposto dal Sindaco, dai partiti che lo sostengono e dal comitato Pro Funivia / Pro Seilbahn non sono solo un piccolo pugno di cittadini direttamente interessati, che se fossero più informati cambierebbero idea!
  2. Il Comitato Pro Funivia / Pro Seilbahn: perché la scelta di questo nome?
    Il comitato che sostiene la proposta appoggiata dal Comune si è così definito, lasciando intendere con ciò che tutti coloro che esprimono parere differente siano contrari tout court ad un collegamento funiviario con la stazione di S. Andrea. Niente di più falso! Diverse e variegate sono le posizioni sia delle persone aderenti al Comitato proALTvor, che di coloro che lo sostengono o che ne condividono le posizioni dall’esterno: cé chi è favorevole alla costruzione di una funivia, ma di dimensioni minori, meno ‘invasiva’, con partenza da un sito, che non comporti il sorvolo sulla città o su parte di essa. C’é chi, accanto ad un collegamento funiviario, propone una nuova e più adeguata linea di shuttlebus, c’é infine chi vede questa come l’unica soluzione auspicabile.
  3. Una funivia a 3 S con partenza alla stazione ferroviaria è un’esigenza sentita dai cittadini di Bressanone? E`questo inoltre l’unico sito realizzabile?
    Molti si chiedono il perché di questo mega-progetto, vincolato ad un unico sito di partenza, che comporterà la riprogettazione di tutta la stazione ferroviaria e di un’ampia zona attorno ad essa; si domandano se si tratti davvero di un servizio di pubblica utilità che colleghi più agevolmente cittá e montagna. I sostenitori del ventilato progetto vogliono farci credere che esso non è affatto calato dall’ ‘esterno’, e che si tratta di una esigenza sentita dagli abitanti della città, supportata da un ponderato studio di fattibilità e di compatibilità ambientale. Se le cose stanno davvero così, allora, per favore, qualcuno mi spieghi perché proprio pochi giorni fa c’era bisogno che Durnwalder in persona intervenisse nella questione, annunciando che questa funivia s’ha da fare, perché la PV finanzierá la funivia fino al 75 % dei suoi costi solo se partirà dalla stazione ferroviaria. Perché mai questo intromettersi nelle decisioni di un comune e dei suoi cittadini, che dovrebbero poter decidere in modo del tutto ‘libero’ ed ‘autonomo’ se vogliono una funivia o no e dove ritengono opportuno farla partire. Io mi domando perché, e con me se lo chiedono in molti.
  4. Maria Paola Asson: Dagobert Duck | Paperon de Paperoni

    Immagine di M.P.A.

    Una funivia all’insegna della ‘visibilità’, non della pubblica utilità.
    Il tipo di funivia in questione secondo i suoi fautori dev’essere ben ‘visibile’, deve partire da un luogo ‘ben visibile’, altrimenti non si fará! L’immagine che si va dunque delineando della futura funivia è quella di una mega-cabinovia, con mega piloni, che si staglia sulla silhouette della città di Bressanone, immagine spettacolare da sbattere su depliant e nel web, specchietto per le allodole per masse di turisti, che non arriveranno certo in treno, dato che i treni a lunga percorrenza vengono soppressi e che la maggior parte dei turisti, carichi di sci e bagagli si muove comodamente in macchina. Molti si domandano se vale la pena sacrificare la nostra bella città e la sua conca, il suo fascino, delizia dei suoi abitanti e dei turisti che finora l’hanno apprezzata proprio per questo, ad un progetto che prevede una struttura così altamente invasiva, con tutto il disturbo che essa comporta, e nell’interesse di pochi.

  5. I costi: 35 milioni di €. e molto di più …
    Un simile spreco di danaro pubblico – che è anche denaro delle nostre tasche – per una struttura, intorno a cui girano grossi interessi privati (si parla di megaparcheggio a più piani, forse di un centro commerciale, di un grande albergo in centro città ed altri a mezza montagna) é davvero giustificabile? È ‘sostenibile’ e moralmente giustificabile inoltre in un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando? Ricordiamoci che la PV ha già effettuato i suoi tagli, soprattutto nel settore della previdenza sociale e della sanità, di cui molti di noi prima o poi saranno costretti a fare le spese. Ricordiamoci che i costi previsti non tengono conto ancora degli indennizzi che saranno dovuti ai proprietari delle case sottostanti i cavi, e che non saranno uno scherzo! Viene poi volutamente tenuto quasi nascosto un altro “piccolo” particolare: i costi annuali di gestione per la manutenzione ordinaria di un impianto di tali dimensioni vanno da € 1.200.000 in su!!! E questo è denaro che dovrà uscire annualmente dalle nostre tasche. Per non parlare poi dei costi legati alle verifiche ed ai collaudi periodici!
  6. Per una ‘decrescita felice’.
    Ora passo ad una considerazione che può parere estranea, ma che è invece assai pertinente con le osservazioni appena fatte. Sul New York Times nei giorni scorsi è apparso un articolo dal titolo “Vivere con meno. Molto meno“, riportato dal quotidiano ‘La Repubblica’ di qualche giorno fa. In esso veniva dato spazio alla testimonianza personale di Graham Hill, ex enfant prodige di internet, un giovane imprenditore innovativo assai ricco, che circa quindici anni fa si é liberato di tutte le cose non essenziali, convinto che tutti gli status-symbol ed il benessere materiale non lo portavano da nessuna parte, abbracciando la filosofia del ‘vivere al minimo’. Il suo articolo, che ha riscosso molto successo e suscitato centinaia di commenti positivi, sta facendo discutere gli Stati Uniti. Fa pensare che proprio nel Paese del supermarket, che inventò il marketing dello spreco, si stia diffondendo ora una nuova filosofia, la cosiddetta “economia dell’abbastanza”, sinonimo di ‘benessere condiviso e sostenibile’, di crescita slow, ma felice!Questo mutamento di valori di molti giovani (e non più giovani) americani di oggi, che in questo nuovo modello di vita sono all’avanguardia, é anche frutto della Grande Contrazione, della lezione appresa nella crisi, che insegna a fare di necessità virtù. È possibile che invece noi dalla crisi non abbiamo imparato nulla? Che dagli americani riusciamo a copiare solo le storture e non invece le innovazioni che fanno bene alla salute e che ci rendono un po’ più felici? Possibile che nella nostra isola felice, che tanto si prodiga per l’ambiente, per la raccolta differenziata, che ha costruito Centri di educazione ambientale e Parchi naturali ovunque, in ogni valle o quasi, non ci si prodighi con altrettanta sollecitudine per un turismo un po’ più ‘sostenibile’? Tornando alla nostra questione, è sensato lasciar passare un mega-progetto che stravolge le caratteristiche di una bella cittadina come Bressanone? Già ci tocca subire autostrade e città intasate a dicembre per i mercatini natalizi …. Adesso ci manca anche una mega-funivia che faccia concorrenza a città portate da loro ad esempio e paragone, come Barcellona, Hong Kong, Londra, Porto … Perché – anche a partire dalla crisi economica – non si studiano invece possibilità di collegamento alternative, meno ‘invasive’, non esclusa una funivia di più piccole dimensioni, non ‘visibile’, dislocata in altri siti? E se ciò non é fattibile, allora perché non si pensa ad allettanti e più frequenti collegamenti shuttle-bus? Anche in questo modo si può salvare la Plose, anzi forse solo così si potrá salvarla davvero! Io non voglio che l’aspetto della mia città venga stravolto con innovazioni poco confacenti al suo carattere e alla sua storia (poco importa che la ‘meravigliosa’ cabinovia sia di color rosso fuoco, verde speranza o giallo oro), non voglio assistere passivamente alla trasformazione di Bressanone in una specie di Disneyland!

Maria Paola Asson
aderente al Comitato proALTvor

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2 thoughts on “Per una ‘decrescita felice’

  1. freesolo

    Anche a me fa riflettere quanto scritto nel punto 6. Perché spingere sempre ed ovunque alla crescita del PIL? Perché devastare una cittá intera con un’opera che non porterá nulla? I dati sull’utilizzo potenziale che ci sbattono in faccia sono sicuramente confutabili in qualsiasi momento. Queste mega opere non ci servono!

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