Mein „disagio“

 „die wut der machtlosen ist in mir“

n.c. kaser

Ich wünschte, es gäbe in meiner Heimatstadt anstelle der Kletterhalle Barrikaden zum Erklimmen für all jene von uns, die ihrer Empörung Ausdruck verleihen möchten, angesichts einer unzumutbaren Vorgehensweise seitens der Befürworter des Megaprojekts im Gemeinderat.

Eva Dander

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One thought on “Mein „disagio“

  1. Karel

    Per un etica della montagna
    Sull’ultimo numero della rivista del cai montagne360 prosegue la riflessione sull’etica. Al centro del dibattito la contrapposizione tra lo stile di vita “montanaro” e “cittadino”, con le relative implicazioni etiche e culturali. Tra i molti contributi cito alcuni passaggi che ho trovato particolarmente azzeccati:
    Annibale Salsa cita una frase di Goethe: “le montagne sono maestre severe che generano discepoli silenziosi”. Ed il silenzio costituisce l’essenza profonda del linguaggio della montagna. Un silenzio il cui “rumore” oggi produce disagio, disorientamento, spaesamento. Il filosofo di Friburgo Martin Heidegger, nella sua baita della Foresta Nera, aveva sperimentato di persona che il silenzio, come la poesia, sono linguaggi estremi. Essi, infatti, consentono di dire ciò che il linguaggio discorsivo non è in grado di comunicare ovvero il modo di essere autentico nel mondo. La montagna rispettata è un luogo in cui la natura elargisce il massimo dei suoi effetti benefici, sia sul piano fisico che su quello mentale. Anzi, essa aiuta a superare quel dualismo tra mente e corpo che, a minori altezze, rende la vita quasi schizofrenica ed alienante. La montagna un intrinseco valore terapeutico nel momento in cui ci separa dalla realtà inautentica della quotidianità e ci aiuta a scoprire noi stessi, mettendoci al cospetto della profondità del nostro io, senza menzogne o infingimenti, senza le griglie convenzionali della falsa coscienza. Allora, molte precarie difese psicologiche denunciano la loro fragilità. A beneficiarne sono la solidarietà e la coesione sociale quali antidoti a forme patologiche di individualismo egoistico……..

    Carlo Grande nel suo intervento sui valori rivoluzionari della montagna scrive tra l’altro:…………………………
    La montagna non è l’Eden, può essere povertà e tragedia e cattiveria, ma anche magnificenza e bellezza e spinta alla verità. I suoi valori sono rivoluzionari, oggi, quasi antitetici a quelli “cittadini”: senso del limite, solitudine, silenzio, contemplazione, collaborazione, altruismo.
    Ha elaborato, nei suoi aspetti positivi (che sono molti), consuetudini etiche di convivenza profondamente diverse dalle città. Giustissimo. La città, l’era delle merci e del consumo, alimentano una sorta di Hybris, di protervia: la città che invade la montagna e la violenta, che ne fa solo un luna-park per cittadini alienati, un piano inclinato da sfruttare commercialmente e la riempe di “infrastrutture”, la “sviluppa” (quanti crimini in nome dello “sviluppo”, termine consunto, villano, ambiguo), si fa portatrice della non-etica dell’adrenalina a tutti i costi, del surplus continuo di eccitazione, così funzionale al consumismo: per avere compratori e consumatori compulsivi c’è bisogno di masse infelici, insoddisfatte, che nelle merci e nelle mode cercano surrogati al vuoto interiore…………………………….
    Vi consiglio la lettura completa di questi interventi sul numero di giugno di montage360, ora in edicola.
    Ho trascritto questi passaggi per una riflessione più approfondita sul dibattito degli investimenti sulla Plose. La notizia che è trapelata la scorsa settimana sulla costruzione di una pista per le montainbike diciamo piuttosto per le downhill da Valcroce a S.Andrea , così come la costruzione di un ulteriore museo MMM a Plan de Corones, vanno in questa direzione di sviluppo.

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