Infernendum #2

Se Dante fosse vivo e brissinese: Da una – poco divina – commedia brissinese

SECONDA PARTE

Tensione che non tende bensì spezza,
Presente era, tanto che la vista
Potèala percepir in sua interezza.

E dunque dalle sette tutti in pista:
Sì come insetti in fuga dal batrace
Correan i brissinesi: “Dio ci assista!

Sia voto nostro quello ch’a Lui piace:
Siam stanchi di tutto ‘sto ferro e foco,
Vogliamo che si torni tutti in pace”.

E dunque cominciò alle sette ‘l gioco,
E con certificato in mano, aperto,
Riempissi ogni seggio a poco a poco

Di elettori che a volto scoperto,
Sprezzanti delle ritorsioni altrui,
Votar vollero per avere merto

Di Plose uscita da periodi bui.
“Per nuova discussione non è tardi,
Diversa funivia vogliam, per cui

Scegliamo di scagliar del voto i dardi
Su nuovo bus”, dicevano con gusto
Proaltvoriane genti che dei lardi

Di opulenta stampa e ‘l suo trambusto
Temevan di patire grossa noia.
“Io voto funivia, invece, è giusto,”

Dicea l’imprenditor con somma gioia
“Così ricchezza abbonda in nostro monte.
Valle e sorvolo? Solo paranoia”.

Diciotto giunser e iniziaron le conte.
E come d’ogni elettoral costume
Volaron cifre d’aggrottar la fronte.

“Che importa che affluenti ha quel fiume?”
Chiese lo sprovveduto scrutatore
Che d’intelletto avea smarrito il lume.

“Altra affluenza importa in queste ore”
Rispose il presidente. “Ah, or colsi”
Fu replica immersa nel rossore.

“Informazioni in merito raccolsi:
Serve a capir del Quorum. Su, coraggio,
Comunichiamol dunque!” Ed i polsi

Dei “sì al bus” tremarono al messaggio
Che sul display uno di essi vide:
“Meno di sessanta”. E l’arrembaggio

Al calcolo partì: “com’è che incide?
Raggiungerà quorum la funivia?
O bus? O niente? St’attesa mi uccide!”

I primi numer fur da Sant’Andria:
“Speranza voi del bus abbiate spoglia!
Le cifre dicon «’mpianto a fune sia»!”

E mentre ogni fegato avea doglia
(Se in proaltvorian addome egli era dentro)
Cominciò ad abbassarsi quella soglia

Di gran distacco e dunque “palla al centro”
Gridaron tutti allor che fuor vedute
Le cifre che sancirono il rientro

In corsa di opzione bus. Argute
Furon osservazioni che scintilla
Per grandi incendi (non robe minute)

Le prime risultanze in quel di Millan
Potevan diventar. Istante eterno
Fu quello in cui “Va’, telefono squilla!”

(D’ufficio elettoral era l’interno)
“Non sento ben… Com’è che dici? Grida!
…Ah! Questa sì ch’è bella: ora discerno.

Con questi risultati ora ‘l bus guida!”
Inverse sensazion nei contendenti:
Chi prima stava a vincere la sfida

Or si ritrova a battere i suoi denti!
E tocca ai ProSeilbahn inveire
“Dannata Bressanon se noi perdenti!”

Ma a nulla servì loro quel guaire,
E com portier quand’attaccante segna
Lo sguardo in basso ebbero al capire

Che conta era finita: “il bus regna!”
(Curioso che in virtù di quella legge
Che in due spaccar lo no volea, qual legna,

Il quorum funivia neanche regge).
Il Sindaco, chissà se pronto al peggio,
Sancì sovranità di chi elegge:

“Spiragli per noi Pro io già non veggio”
E allegro come chi abbia gli occhi pesti
“Impianto a fune fo Salorno-Reggio!”

Disse. Ma ora, su, noi siamo onesti,
Lasciamoci ‘sta storia tutti dietro,
È ben che tra noi non vi sian mesti:

“Uniamci, brissinesi!”: ecco il metro!

FINE!

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